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Nati nel 2009, i Terrorway, debuttano, l’anno successivo, con l’acclamato EP “Absolute“, un puro concentrato di Extreme/Modern-Metal inspirato da bands del calibro di Strapping Young Lad, Meshuggah e The Haunted.

Mentre l’EP di debutto prendeva forma, la band dava vita ad un’intensa attività live, condividendo il palco, in diverse occasioni, con nomi internazionali della scena Hard&Heavy come Mnemic e Paul Di Anno.

“Her Last Breath“, canzone tratta dall’EP, è stata inclusa nella compilation “Kill City vol.17“, incrementando il livello di reputazione del gruppo e permettendo al gruppo di generare un maggior interesse attorno alla propria proposta musicale, suscitando l’interesse di diverse label. Nel 2013 (nel mese di Settembre), grazie al rilascio del debut-album “Blackwater“, i Terrorway, riescono, in breve tempo, ad assicurarsi e a firmare un contratto con la Bakerteam Records.

Grazie all’uscita di questo primo disco, registrato presso i Corpse Factory Studio (Cagliari), mixato e masterizzato da Jacob Olsen (Hatesphere, Moonspell, Born From Pain), la band, si trova a poter affrontare una fitta serie di date live, arrivando ad aprire i concerti di M-Pire of Evil e Soulfly.

Cover The Second-Terrorway_DefNel mese di Maggio del 2016, i Terrorway, rilasciano il loro secondo album, intitolato, semplicemente, “The Second“, registrato ai V-Studio (Cagliari), mixato e masterizzato sempre da Jacob Olsen. L’album, è composto 9 tracce più 2 bonus-track.

Apertura affidata a “Under The Light Of A Broken Down“. Una traccia dalle molteplici sfaccettature. Un brano di chiaro stampo Modern-Metal, al quale si uniscono elementi che traggono ispirazione, come accennato, da alcuni degli stili e dei generi nati in campo Metal: echi Doom tra le pieghe degli arrangiamenti chitarristici, Extreme, qualche lieve e appena accennato rimando Stoner-Metal (con qualche somiglianza, senza parlare minimamente di copia, con “Ghost Rider” della band nostrana Humulus).

“Eye Of The Sun“, seconda canzone in scaletta. Un pezzo costruito totalmente su arrangiamenti e linee vocali di stampo Extreme-Metal, tra riffs affilati, rapidi cambi ritmici, scream feroci, momenti più cadenzati che creano rapide occasioni di respiro e assoli al limite del virtuosismo. Una traccia interessante, nonostante, al primo ascolto, possa risultare semplice e minimale, senza particolari trovate.

La successiva “Torment“, attraverso ogni suo riffs, ogni sua vocals e ogni suo battito ritmico, urla Meshuggah da ogni dove, limitando la personalità del gruppo, creando, a seguito dell’ispirazione che il gruppo trae dalla band svedese, una strana sensazione di mancanza di idee.

Di tutt’altro avviso “On The Edge“, la quarta traccia in scaletta. Lenta e cadenzata, con rapide incursioni Extreme-Metal (specialmente nelle vocals), “On The Edge” fonda le sue radici tanto nel Doom-Metal, per l’incidere ritmico, quanto nello Stoner-Metal, per quanto concerne l’arrangiamento globale. Un brano che rivela le capacità compositive del gruppo, discostandolo dai numi tutelari dal quale viene tratta ispirazione, dando modo alla band di dimostrare le proprie potenzialità e la propria personalità.

“T.F.B.T.M. (The Face Behind The Mask)“. Nuovamente un brano veloce e senza fronzoli, totally Extreme-Metal oriented. Rapido e diretto. Preciso e tagliente. Resta comunque il fatto, che il pezzo risulta, nonostante tutto un po’ troppo scarno e troppo poco approfondito, nonostante le incursioni che rievocano passaggi prog negli assoli di chitarra, piccoli richiami Doom che passano inosservati e le brevi virate semi-acustiche sempre ad opera della chitarra. Un pezzo poco interessante.

Si passa poi alla combo formata da “Enter the Columns” e “Columns“. Introdotta dalla semi-acustica ed effettata “Enter The Colums“, “Columns“, prosegue sulla strada dettata dai brani precedenti, senza aggiungere o togliere niente, incrementando ulteriormente la soffocante sensazione di trovarsi di fronte ad una canzone priva di idee e senza mordente.

Stesso discorso per l’ottava traccia “Trails Of Ashes” e la nona traccia “The Wanderer“. A parte qualche interessante soluzione chitarristica, anche queste canzoni risultano piatte e prive di idee.

A chiudere, ufficialmente il disco, troviamo le 2 bonus-track, menzionate in apertura. La prima, intitolata “Lights Turn Black” e la seconda, intitolata”Threshold Of Pain“. Il gruppo, grazie a queste due tracce, riesce a riscattarsi dal flop causato dalle songs precedenti, riacquistando personalità, mordente, idee e stile personale. Come nel caso precedente, ci troviamo di fronte ad un’intro e ad una canzone completa. Introdotta da “Lights Turn Black“, “Threshold Of Pain” ci restituisce una band in gran spolvero, capce di reinterpretare lo stile delle proprie bands ispiratrici, con tocco personale, fresco e moderno, attingendo da più generi e stili.

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Jul 17, 2016 Visits: 438